lunedì 21 ottobre 2013

Leoni, falchi, tigri, lupi, pescicani, anatre e tonni


La vita animale si nutre di vita. Non si nutre soltanto di terra, della sua aria, della sua acqua, dei suoi sali minerali, dei suoi vari elementi: la terra in sé, non elaborata, non ristrutturata in molecole organiche, non è sufficiente al mantenimento e alla crescita della vita animale. La vita animale si nutre di vita vegetale e/o animale. Le piante, invece, non si nutrono di altra vita: vivono di terra e di sole, sono capaci di sintetizzare le molecole complesse che formano la loro struttura fisica e supportano la loro vita.

I vegetariani hanno inteso e intendono uscire dalla zona della catena alimentare nella quale l'animale si nutre sia di vegetali che di altri animali. Hanno detto e dicono: no, basta, noi non vogliamo più partecipare a questo banchetto onnivoro, non ci nutriremo più di animali, sia di terra che di acqua. E questo lo decidiamo sia per motivi psichici, della mente e del sentimento, sia per motivi fisici, dato che non è necessario, per vivere, nutrirsi di carne d'animali o di pesci, e anzi, per vivere bene occorre adottare proprio una dieta vegetariana: questo fa bene sia alla mente che al corpo, dicono.

Tra i vegetariani, poi, ci sono quelli che non solo non vogliono più essere direttamente o indirettamente responsabili dell'uccisione di altri animali, ma non vogliono nemmeno più esserlo del loro sfruttamento: per cui, escludono dalla loro dieta non solo gli animali ma anche i loro prodotti, come le uova, il latte, il miele.

Sulla terra, intanto, le piante continuano ad essere la base della vita, continuano a creare sostanza organica a partire da quella inorganica, mentre gli animali continuano a mangiare piante, oppure piante ed animali, oppure essenzialmente solo altri animali. Cioè, di tutte le specie animali sulla terra, i vegetariani si collocano accanto a quelle che vivono nutrendosi soltanto di piante, rientrando, con una scelta consapevole, nel grande insieme della vita animale che mangia solo vita vegetale.

Se tutti gli esseri umani della terra diventassero vegetariani, da quello che vado leggendo il grande problema della fame nel mondo avrebbe molte più possibilità di risoluzione, e con qualche ulteriore attenzione dietetica la salute generale della nostra specie ne avrebbe giovamento.
Resterebbero, sulla terra, tutte quelle specie animali carnivore che continuerebbero a cacciare e uccidere altre specie animali meno forti o meno armate di denti, becchi, unghie, veleni.
L'uomo, così, diventando vegetariano deciderebbe di rinunciare all'uso delle proprie armi contro altri animali, armi che lo hanno reso prima l'animale più potente e letale dell'intero pianeta, poi l'animale più distruttivo e pericoloso, con un frequente slittamento dell'aggressività vitale verso il piacere perverso di uccidere, o la generalizzata, normale indifferenza verso la sofferenza e la morte degli animali che alleva per nutrirsene o per farne scarpe e borse.

Questo slittamento dell'aggressività vitale verso l'indifferenza o verso il piacere della sofferenza e la morte di animali è secondo alcuni connesso con la follia che porta individui della nostra specie a far soffrire ed uccidere altri esseri umani, inclusi i piccoli.
Non so se è così, e nessuno lo può sapere, ma non possiamo certamente escludere che una connessione vi possa essere.

A parte questo, volevo dire: se tutti gli esseri umani della terra smettessero di uccidere altri animali per mangiarli, resterebbero comunque tutte le altre specie carnivore che continuerebbero a farlo.
Allora, dei leoni, dei falchi, delle tigri, dei lupi, dei pescicani, saremmo invidiosi? Loro lo fanno, lo facciamo anche noi? Ne siamo, invidiosi? Anche delle anatre che volano come non saremo mai capaci? Anche dei tonni che nuotano come non saremo mai capaci?



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