lunedì 28 ottobre 2013

Il frutto di Eva


Alcuni studiosi ritengono che fosse una melagrana, non una mela. Mela in latino si dice malum, che significa anche male, per cui nel Medioevo cominciarono a rappresentare il frutto offerto da Eva ad Adamo come una mela, e quel gesto d'offerta di Eva s'impregnava di male già nella parola, nel nome del frutto. Nelle scritture originali era solo nominato un frutto, senza specificare: era il frutto di quell'albero, e quello era l'albero della conoscenza del bene e del male.
Ma dico: se uno addenta il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, al primo morso dovrebbe subito sapere se è bene o male che lo stia mangiando, no? Non è mica l'albero del dubbio. O dell'ignoranza.

Alcuni dicono solo: albero della conoscenza, più in generale. Allora, mordere quel frutto farebbe diventare consapevoli del fatto che lo si sta mordendo. Cioè che per vivere Adamo ed Eva dovevano sfruttare forme di vita come l'albero o mangiare tutta la pianta radici comprese. Se è questa, la realtà sulla quale il dio biblico non voleva che gli esseri umani aprissero gli occhi - è proprio l'apertura degli occhi, nelle scritture, che il serpente tentatore pensava fosse ostacolata - allora si intuisce anche che la realtà che si voleva negare, e possibilmente far sparire anche come immagine, era molto più dura, difficile, di quella dello sfruttamento o della uccisione di forme di vita vegetale.

Nessun commento:

Posta un commento