giovedì 17 ottobre 2013

Così, tanto per farti una domanda


Messaggio mattiniero di un caro amico. Così, tanto per farti una domanda: ma per caso stai pensando di diventare vegetariano?  So bene a cosa pensa: alle nostre chiacchierate, ogni tanto, in una trattoria romana, davanti a un piatto che è diventato quasi un rito: bistecca ai ferri e cicoria ripassata.
Gli rispondo: questo è già il fare, per ora cammino verso il vedere come stanno le cose, fuori e dentro di me. Mi trovo ad aggiungere una cosa a cui non avevo più ripensato da tanto tempo e che mi trovo invece a scrivere come fosse un ricordo sempre presente. Del maiale, in campagna, quando ero piccolo. Gli portavo, in un vecchio secchio pesante più del suo contenuto, qualche pera di quelle cadute dall'albero. Mi accostavo alla sua casetta con un po' di timore, mi pare, ma non doveva essere poi così forte da impedirmi di avvicinarmi quanto era necessario per versare le pere dentro la sua mangiatoia. Non mi era antipatico, credo di poter dire senza inventarmi niente. Forse anch'io non gli ero antipatico, mi viene da dire inventandomi qualcosa.
Insomma, mi sono trovato a scrivere: ho ancora nelle orecchie le urla del maiale quando capiva che stavano per ucciderlo, e prima lo avevo visto contento di vivere.
Mi è arrivata subito la risposta del mio amico: va bene, vuol dire che se tu deciderai di diventare vegetariano, per solidarietà, anche se non sono vegetariano, quando mangeremo insieme non prenderò più la bistecca.
C'è poco da fare: lui va subito sugli effetti pratici. Sì, lo so che può essere una modalità di pensare ed essere positivamente pragmatica. Ma, ripeto, può impedire di pensare liberamente alle cose.
E' come quando uno si accorge che le cose con un'altra persona non vanno, e traduce immediatamente questa comprensione con il pensiero: che faccio, l'ammazzo? Soluzioni estreme che sembrano agenti speciali dell'impotenza, del lasciare le cose come stanno - e non è sempre il caso di lasciare che restino quello che sono.
Quando si rivolge il proprio sentire, immaginare, pensare, verso aspetti della vita con una loro complessità, ma soprattutto con una loro portata significativa di successiva decisione pratica, si rischia di imprigionare la propria mente con le sbarre di effetti pratici che riteniamo difficili o inaffrontabili, insuperabili, impossibili da mettere in atto. Pensiamo, che siano difficili, insuperabili. Bisogna vedere se è davvero così. Spesso non ci si è mai messi a cercare soluzioni praticabili, in realtà, e questo ha sistematicamente portato all'evitamento del problema.
In via orientativa, vale questo: la verità, cioè la corrispondenza tra ciò che pensiamo e la realtà, libera. La cecità forzata, il non voler vedere come stanno le cose, opprime e deprime.

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