venerdì 28 dicembre 2012

Anche se è una foto a colori




Ci sono gruppi, piccoli e grandi - grandi anche tanto, intendo, come partiti, chiese, eserciti, o anche, forse tragicamente l'intera specie umana, l'uomo e la sua storia - la cui funzione, il cui scopo, il cui essere, tende a esiti brutti, cattivi, terroristici, paralizzanti, distruttivi. Possono esserci realtà belle, in questi gruppi, belle persone, buone, anche eroiche nel bene, ma tant'è, l'esito finale dell'essere e del fare del gruppo di cui fanno parte resta inesorabilmente, ineluttabilmente brutto, cattivo, terroristico, paralizzante, distruttivo.  Analogamente accade che certe persone la cui presenza, il cui essere e fare tende a esiti brutti, cattivi, terroristici, paralizzanti, distruttivi, abbiano momenti o aspetti belli, buoni, divertenti, ma tant'è, infine, inesorabilmente, ineluttabilmente, spargono intorno a sé paura, terrore, paralisi, distruzione.

sabato 15 dicembre 2012

Non sono stanco degli umani, anzi.

Poi non c'è un ma, un però. Semmai c'è un e. E, scopro loro, senza saperne dire. Del resto, non so dire nemmeno quello che sento per gli umani. 

lunedì 10 dicembre 2012

Essere, sentire, pensare: l'alba sa


Ci sono disperazioni alle quali sei presente, stai lì vicino all'altro che si dispera, ma sei libero, ne sei fuori, nel cerchio del rapporto ma non in quello della disperazione: l'altro che si dispera te ne lascia fuori, e se partecipi sei tu che decidi di partecipare, se puoi, se vuoi, per quanto puoi, per quanto vuoi.  Ci sono altre disperazioni, altre persone che manifestano disperazione, che invece  ti investono, ti tirano addosso la loro disperazione e tu ti ci trovi dentro  con tutte le scarpe se non senti quello che sta accadendo e reagisci già sentendo, istintivamente, più prontamente del tuo pensiero.  Accade, accadrebbe, può accadere, che vieni attratto nel cerchio di quella disperazione e ti trovi a respirare là dentro, non fuori come presenza umana rispettata, salvata, forse amata, bensì dentro, come preda, nelle spire di un avvolgimento aggressivo che vuole la tua, disperazione, la tua sofferenza, se non, inconsciamente?, la tua momentanea morte.

domenica 9 dicembre 2012

Le mosche di Sartre


Non è più tempo di padri, fratello sole




anche se questa foto non la avrei potuta fare senza di te, che sarebbe stato buio, e non solo, anzi: queste piante non ci sarebbero state, non sarebbero mai nate, anzi: non sarebbe nato nessuno, nemmeno i cani e i gatti, senza di te, per cui forse chiamarti fratello ti sta stretto, ma qui, ora, non è più tempo di padri, non so come dire, e poi non so nemmeno se parli italiano.

martedì 4 dicembre 2012