sabato 25 ottobre 2014

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Per egoismo può dare

Anche se a volere non s'impara, anche se alcune tendenze di base restano quelle per tutta la vita e possono solo cambiare le manifestazioni, tuttavia, scrive Schopenhauer, la conoscenza, le idee, hanno un loro potere.

"Perché i motivi agiscano, si richiede non soltanto la loro esistenza, ma anche l'esser conosciuti. Come l'esser ignorate toglie a circostanze effettivamente esistenti ogni maniera d'azione, così possono d'altra parte circostanze affatto immaginarie agire al modo delle reali, non solo per effetto d'una illusione isolata, ma anche nel loro complesso, e durevolmente. Se per esempio un uomo viene fermamente convinto che ogni buona azione gli sarà a cento doppi ripagata nella vita futura, codesta persuasione vale e vige come una sicura cambiale a lunghissima scadenza, ed egli per egoismo può dare, come, sotto altri riguardi, per egoismo prenderebbe."

(Schopenhauer, Il mondo)

In breve la schiavitù

"Marx aveva scoperto che la vita sociale è dominata dalle condizioni della produzione economica e dalle lotte di classe che ne sono derivate a partire da un dato momento della storia. Il dominio della classe oppressa da parte dei proprietari dei mezzi sociali di produzione solo raramente si serve dei mezzi della forza brutale; la loro arma principale è il potere ideologico sugli oppressi che rafforza notevolmente l'apparato statale. Marx indicava come prima premessa della storia e della politica l'uomo vitale, produttivo con le sue caratteristiche fisiche e psichiche. La struttura caratteriale dell'uomo attivo, il cosiddetto <fattore soggettivo della storia> nel senso di Marx, è rimasta inesplorata."

Scoperte da Marx le origini economiche e i modi dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, scrive Reich, resta da esplorare "... per quale motivo gli uomini da millenni subiscano e tollerino lo sfruttamento e l'umiliazione morale, in breve la schiavitù. "

(W. Reich, Psicologia di massa del fascismo)

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venerdì 24 ottobre 2014

La conchiglia di Calatrava


La teoria delle pulsioni

"Manifestazione del carattere è l'azione; il carattere si manifesta per motivi che agiscono tramite la conoscenza. Ma la conoscenza è mutevole, spesso oscilla tra errore e verità, sebbene di regola venga sempre più a rettificarsi  col proceder della vita. Perciò è possibile che la condotta di un uomo venga osservabilmente cambiata senza che si possa inferirne un cambiamento del suo carattere. 
Quel che l'uomo veramente e genericamente vuole, l'aspirazione del suo più intimo essere e la meta a cui seguendo quell'aspirazione egli è diretto, tutto ciò non possiamo mai modificare né con influenze esteriori né con ammonimenti: per riuscirvi, dovremmo rifarlo di sana pianta.

Seneca dice benissimo: velle non discitur, non s'impara a volere, mostrando con ciò di anteporre la verità ai suoi cari Stoici, che dicevano che la virtù può essere imparata.
Dall'esterno si può influire sulla Volontà solo mediante motivi. Ma questi non posson mai mutare la Volontà medesima: il lor potere si riduce a modificare la strada della sua aspirazione, ossia a far ch'ella cerchi per un'altra via quel che immutabilmente s'è proposto. 

Ammonimenti, o più retta conoscenza, insomma tutti gli influssi esteriori, possono bensì avvertirla d'aver sbagliato nei mezzi, e  far ch'ella persegua per tutt'altra via, o addirittura in tutt'altro oggetto, il medesimo scopo a cui già mirava secondo la propria intima natura: ma non posson mai fare ch'ella voglia davvero cosa diversa da quella fino allora voluta, la quale rimane immutabile, essendo per l'appunto tutt'uno con quella Volontà medesima, che altrimenti dovrebbe esser soppressa. 

Invece la mutevolezza della conoscenza, e quindi della condotta, va tanto oltre che la Volontà si sforza di raggiungere il suo scopo immutabile, per esempio il paradiso di Maometto, ora nella vita reale, ora in un mondo immaginario, disponendo a ciò i mezzi opportuni, e quindi nel primo caso adoprando astuzia, violenza e inganno, nel secondo astinenza, giustizia, elemosina, pellegrinaggio alla Mecca. Ma per questo non è mutata la sua aspirazione, e tanto meno egli stesso. Quindi, anche se il suo operare può esser molto diverso in diverse epoche, è il suo volere tuttavia rimasto il medesimo. Velle non discitur."


(Schopenhauer, Il mondo)
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E questa è, per grandi linee, la teoria freudiana delle pulsioni.
Freud le considerava la manifestazione psichica del tendere corporeo verso la vita e la propria realizzazione - le pulsioni, diceva, si situano concettualmente tra corporeo e psichico, e mostrano nell'uomo una minore rigidità degli istinti negli animali ma restano una forza costante che tende al raggiungimento della sua meta. Distinte teoricamente in un primo momento in autoconservative e sessuali, a queste pulsioni tendenti alla vita Freud aggiunse in "Al di là del principio del piacere", pulsioni che tendono alla morte (al ritorno allo stato inorganico - principio di costanza, dello stato di quiete turbato dalla vita) che farebbero parte della "Volontà" umana. Solo la fusione con Eros (autoconservazione e sessualità) permetterebbe a Thanatos di non annientare  la vita materialmente o psichicamente in una eterna coazione a ripetere.

Schopenhauer si era fermato alle pulsioni di autoconservazione e sessuali (la Volontà di vivere), considerando sufficiente il dominio dell'egoismo individuale umano, basato sulla negazione di fatto della coesistenza degli altri esseri umani e degli animali (usati come oggetti inanimati che possono essere sfruttati, torturati e uccisi), a comprendere le devastazioni di cui è capace l'essere umano.
Un egoismo, quello di Schopenhauer, anzitutto cognitivo: gli altri non esistono, o al più sono "pallidi fantasmi". Poi, tutto è possibile.

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Sessualità e liberazione

"Se la repressione sociale della vita amorosa naturale è eliminabile, e se essa costituisce il meccanismo centrale della struttura caratteriale che è incapace di libertà, allora la situazione non è disperata. Allora sì, alla società è data la possibilità di superare le circostanze sociali che noi chiamiamo <peste psichica>"

(W. Reich, Psicologia di massa del fascismo)
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Qui, nel suo dire, Reich perde contatto con la complessità della realtà di cui sta parlando.
Si capiscono le parole: “struttura caratteriale incapace di libertà”, con tutte le precisazioni che ci sarebbero da fare. Ma “meccanismo centrale” di questa struttura?
La parola “meccanismo” è scelta linguistica inadeguata, ma, pur accettandola, "meccanismo centrale della struttura caratteriale incapace di libertà” cosa significa? L'origine, della struttura caratteriale in oggetto? I processi psicofisici che la producono? Gli stimoli ambientali che questi processi hanno innescato, provocato? Il modo di funzionare della struttura caratteriale?

“La repressione sociale della vita amorosa naturale” costituisce, secondo Reich, “il meccanismo centrale della struttura caratteriale incapace di libertà”: ne è l'origine, la causa? Oppure ne è il sintomo principale, e la struttura caratteriale è prodotta da altri fattori?
Reich pensa che sia la causa. La liberazione sessuale comportamentale, fisica, dovrebbe infine produrre una liberazione generale della persona, un suo raggiungimento psichico, della maturità umana in senso lato.

C'è da tener presente che la repressione sessuale è aspetto importante, significatico, di una repressione più ampia, che va a coartare la mente e il comportamento dall'infanzia in poi, con una gravità che nell'età adulta si esplica soprattutto sulle donne.
Inoltre, sebbene esista una simmetria del rapporto tra comportamento e mente, per cui anche agendo sul comportamento si hanno modificazioni mentali, questa simmetria non è affatto "meccanica": anzi, è proprio la complessità della connessione tra mente e comportamento, tra conoscenza e prassi, tra realtà materiale e realtà psichica, a far fallire le soluzioni unilaterali di emancipazione umana.