martedì 26 maggio 2015

Stai passando ogni giorno sopra un tesoro nascosto?

"Ciò che è dentro il cuore dell'uomo non invecchia per la vecchiezza del corpo, né è colpito dal colpo che lo abbatte. Esso è il Sé profondo di ognuno, libero da colpe, libero da vecchiezza, da morte, da dolore, non soggetto a fame, a sete: i suoi desideri sono reali."

Desideri reali? 
Nel senso che anche se molto spesso non diventano realtà sono realmente desideri?
No: desideri reali, dice il sapiente nell'ottavo capitolo di questa Upanishad, nel senso che sono la realtà desiderata: nel "piccolo fiore di ninfea", nello spazio che si trova nel "cuore" di ognuno, nella "cittadella dell'Essere" in cui sono compresi "... cielo e terra, fuoco e vento, sole e luna, il lampo e le stelle e ciò che ognuno possiede e ciò che non possiede", là i desideri sono realtà, la realtà desiderata.

In questo "là" che è in ciascuno di noi qualsiasi cosa tu desideri, al solo concepirla diventa realtà. Sia le persone amate che sono vive, sia quelle che sono morte, "... sia ogni altra cosa che, pur desiderandola, non si ottiene, tutto troviamo andando là, nell'interno del cuore: là infatti si trovano tutti i desideri reali ma ricoperti dal falso."

E "il falso" sarebbe quello che per noi comunemente è reale - la realtà vera, percepibile, per cui ciò che ho io lo ho, ciò che non ho io non lo ho e lo vorrei avere, e i vivi sono vivi, li incontro, li vedo, li tocco, ci parlo, e i morti sono morti e non li posso più incontrare, vedere, toccare. Questo sarebbe falso?

Come la mettiamo? Cosa sta dicendo il sapiente della Upanishad? Cosa sono questi "desideri reali" i quali sarebbero "ricoperti dal falso", il quale falso è invece per me il vero verissimo della differenza chiara tra desiderio e realtà, per cui una cosa sono i desideri e altra cosa sono le cose reali, una cosa sono i vivi e altra cosa sono i morti, una cosa è il mio desiderio di vivere e vivere in forza e salute e giovinezza e altra cosa è la mia vita reale?

Caro, mi dice il sapiente dell'Upanishad, tu sei "... come coloro che non conoscono il luogo dove è nascosto un tesoro d'oro, e pur passandovi sopra ripetutamente non lo trovano: così, pur andando ogni giorno nel sonno profondo, non scoprono il mondo dell'Essere che in loro si trova, ostacolate come sono dal falso."

(Chandogya Upanishad, cap. 8 par. 1-3, Upanishad vediche, Tea 1988, pp. 211-213)

lunedì 25 maggio 2015

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Cosa ci vedi?


"Prendi un frutto di questo albero, figlio."
"Eccolo, padre."
"Spaccalo."
"Eccolo spaccato."
"Cosa ci vedi?"
"Questi piccolissimi grani."
"Bene, spaccane uno."
"Eccolo spaccato."
"Cosa ci vedi?"
"Nulla."
"Da questa essenza sottile che tu non percepisci, figlio, da questa essenza sottile nasce invero questo grande albero. Stanne sicuro: qualunque sia questa essenza sottile, essa è la vera realtà, essa è il Sé. Essa sei tu."


(Chandogya Upanishad, cap. 6 par. 12, Upanishad vediche, Tea 1988, p. 194)

domenica 24 maggio 2015